Un “inferno” di fuoco che ha stretto in una morsa la riserva naturale di Vendicari, mandando in fumo un’area vasta 40 ettari. E per domare l’immenso rogo, iniziato martedì pomeriggio poco dopo le 18, c’è voluta una intera notte e lo sforzo immane di vigili del fuoco, corpo forestale, polizia, carabinieri, vigili urbani, protezione civile e volontari giunti da ogni angolo della Provincia. La matrice dell’incendio, stando agli elementi raccolti dalle forze dell’ordine, è sicuramente dolosa. A confermare la tesi degli investigatori, i cinque focolai, distanti l’uno dall’altro, che sono stati date alle fiamme contemporaneamente. “Appare chiaro – ha detto il comandante del distaccamento di Noto del Corpo forestale, il commissario Vincenzo Consiglio -, che si tratta di incendi appiccati volontariamente e non fiamme alimentatesi casualmente”. Il rogo è partito nel tardo pomeriggio, in cinque punti diversi. Tellaro, Scirbia, Ronneci, Cappello e Tamburino, cinque “obiettivi” diversi e distanti dati alle fiamme, con il forte vento che ha alimentato l’incendio sino a far partire lunghissime lingue di fuoco che dalla strada provinciale che collega Pachino a Noto, hanno minacciosamente raggiunto l’arenile di contrada Cittadella, lambendo diverse abitazioni rurali senza drammatiche conseguenze alle persone, fortunatamente. In pochi minuti le fiamme si sono alzate sino a venti metri e più d’altezza, visibili dal centro cittadino pachinese. A bruciare solo canne e sterpaglie della pre riserva dell’Oasi naturale di Vendicari, ma l’incendio è riuscito anche a penetrare in zona “A” della riserva, sin nel canneto del pantano Scirbia. La zona tra San Lorenzo e Vendicari è stata letteralmente presa d’assalto da vigili del fuoco, di Noto e Palazzolo, Corpo forestale di Noto, Protezione civile di Noto, carabinieri, polizia, vigili urbani ed i volontari delle associazioni di Priolo, Siracusa, Noto, Rosolini, Palazzolo e Buccheri. Cinquanta persone con almeno dieci autobotti hanno operato per sedare le fiamme, tentando anche di interrompere la lingua di fuoco con l’utilizzo di un escavatore. Ci sono volute più di otto ore, ma alla fine, la riserva è stata salvata dalla furia distruttiva dell’uomo. “Provo grande sdegno e vergogna – ha dichiarato il sindaco di Noto, Corrado Valvo -, per chi volontariamente attenta ad un gioiello come Vendicari. Non avremo nessun tipo di pietà per chi sarà scoperto e ritenuto responsabile dei roghi”. Indignazione per l’accaduto anche per Legambiente. “Colpisce la strategia “criminale” – sottolinea Enzo Belfiore, esponente di Legambiente -, volta semplicemente a danneggiare o finalizzata a trovar vantaggio a seguito dell’immane danno creato”. Per Belfiore i presunti autori hanno studiato tutto nei minimi dettagli. “Orari, punti e calcoli del vento – spiega – per dividere le forze e rendere vani gli interventi aerei. Una chiara volontà di non sbagliare e provocare distruzione. Ma ho visto, ieri, notte, vigili del fuoco, forestali e volontari “combattere” per tutelare la riserva”. Ieri mattina, a far la conta dei danni, la Regione ha spedito i tecnici dell’assessorato regionale Territorio ed Ambiente.
Sebastiano Diamante
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