Lo zolfo bruciato per distruggere una intera produzione ortofrutticola e lasciare il chiaro segno dell’intimidazione. Vittima dell’atto vandalico è stato Corrado Petralito, 50 anni, imprenditore agricolo e presidente della cooperativa ortofrutticola “Faro”, da 17 anni. “Posso solo ricollegare la vicenda – è lo stesso Petralito a raccontare l’accaduto – alla carica che ricopro da anni alla “Faro”. I responsabili dell’ “avvertimento” avrebbero agito nella notte tra giovedì e venerdì, penetrando furtivamente all’interno dell’azienda privata di Petralito, in contrada Chiusa Ferrero. Le serre, tutte nuove ed in metallo, sono state totalmente chiuse e dentro ognuna sono state lasciate delle buste in plastica piene di zolfo. Poi il fuoco e la distruzione di 6 mila metri di pomodoro ciliegino, con gravi danni anche alla struttura in metallo, poiché lo zolfo bruciato aumenterebbe l’azione corrosiva della struttura, stando a quanto dichiarato da Petralito. Da una prima e non definitiva stima, i danni ammonterebbero a 60 mila euro. Ad accorgersi dell’accaduto è stato uno degli operai dell’azienda, venerdì all’alba, ma Petralito si trovava fuori per impegni lavorativi ed ha denunciato solo ieri mattina la vicenda. E sul posto si sono recati gli agenti del commissariato pachinese di via Tafuri, che hanno verificato le condizioni delle serre e del raccolto, cercando prove per tentare di risalire ai responsabili. “E’ gente professionista – ammette Petralito – che conosce il mondo dell’agricoltura e non certamente opera di sprovveduti”. Non è stato fatto alcun danno nell’azienda di Petralito, solo le buste disseminate all’interno delle serre ed il fuoco acceso per bruciare lo zolfo. “Non so a cosa pensare – spiega l’imprenditore, che ieri stesso è stato ascoltato dagli investigatori -, ma certamente collego la vicenda alla carica che ricopro in seno alla cooperativa. Spero solo sia un caso isolato e la mia azienda con corra più pericoli”.
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