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24
Lug
2009
Recensione al nuovo libro di Antonello Capodicasa su Torre Fano
Postato da Robbie  nella categoria cronaca
Recensione al nuovo libro di Antonello Capodicasa su Torre Fano
La conoscenza del passato offre l’occasione di saldare la nostra identità storica e culturale e farci radicare in un dato luogo, riconoscerlo come proprio, rintracciarvi un legame ideale che, attraverso i secoli, si possa in qualche modo raccontare e ci possa rappresentare. Leggere i caratteri simbolici di un monumento significa sapere studiare l’ambiente costruito: questo conferisce una straordinaria materialità alla storia e una formidabile capacità di identificazione col territorio dove si vive. Costruita agli inizi del ‘400 per volere di re Martino, Torre Fano (al tempo chiamata col nome di Torre di Capo Passaro), doveva assolvere al vitale compito di sorvegliare le coste meridionali del promontorio che dall’antica Noto si estendeva sino al Capo Passero, il cui tratto di mare era infestato da navi turchesche: pirati e corsari che impietosamente mietevano vittime fra la povera gente che viveva e lavorava nell’agro. Antonello Capodicasa, studioso di fortificazioni, ha a lungo consultato la documentazione custodita presso l’Archivio di Stato di Siracusa, sezione di Noto, intrecciando le fonti con la documentazione rinvenuta presso l’Archivio di Stato di Palermo, nei fondi del Protonotaro, della Deputazione del Regno e del Tribunale del Real Patrimonio, legando assieme lo studio e l’analisi delle fonti con l’osservazione diretta dei luoghi, dell’ambiente, del monumento. Attraverso la consultazione delle apoche dei notai del tempo, dei bastardelli e dei registri sui lavori eseguiti lungo un arco temporale molto ampio, Capodicasa ci ha restituito una esatta ricostruzione della storia di Torre Fano, dei vari tentativi di sbarco corsaro (tra cui nel 1563 quello del terribile corsaro Dragut) e delle distruzioni a cui la torre fu più volte sottoposta. Ma ha anche ricostruito la storia dei semplici maestri d’arte e manovali di volta in volta chiamati a riattare ed acconciare la torre dai danni subiti, così come dei cavallari e dei guardiani preposti alla sorveglianza del litorale. Una storia lunga 300 anni quella di Torre Fano, che svolse il proprio compito sino al terremoto del 1693 che distrusse il Val di Noto, tra cui la torre sull’altura che oggi porta il suo nome. Dopo il terremoto la torre perse di importanza e fu abbandonata: a poca distanza da Torre Fano, infatti, dai primi del ‘600 svolgeva la sua importante funzione di difesa l’imponente Forte sull’isola di Capo Passero (di cui Capodicasa ha già raccontato la storia nel suo precedente libro del 2007), mentre iniziava a scemare la minaccia piratesca sulle coste siciliane. E così oggi Torre Fano non è più solo un monumento (o quel che resta) ma anche un documento a cielo aperto, offerto a tutti noi come elemento imprescindibile per rafforzare l’identità e l’attaccamento alla nostra terra. Il libro di Capodicasa, dalla pregevole grafica e corredato di una ricca iconografia, si presenta ad una agevole lettura offrendo al lettore l’opportunità di confrontarsi direttamente con l’attenta selezione di fonti documentarie che l’autore ha messo in appendice al volume. Roberto Bruno *** Questa recensione è stata pubblicata sull'ultimo numero di Zoom Sicilia

Robbie
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